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Coronavirus e mutui: cosa accadrà nei prossimi mesi?

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Maurizio Liuti (Crif) e Roberto Anedda (MutuiOnline) discutono la propria view sul mercato

L’emergenza coronavirus sta prolungando la propria durata ben oltre quello che ci si era aspettati in un primo momento e di conseguenza si inizia a pensare a quali potranno essere le conseguenze sul mercato immobiliare e sulla domanda di mutui. A idealista/news parlano Maurizio Liuti di Crif e Roberto Anedda di MutuiOnline.

“La situazione è cambiata e ciò lascia aperte delle riflessioni su quella che sarà l’evoluzione a marzo, che sarà un mese importante per verificare l’andamento della propensione dei consumatori verso l’acquisto di casa e l’accesso al mutuo,- è l’opinione di Maurizio Liuti è Direttore Relazioni Esterne di Crif. – Per ora i dati sui prestiti finalizzati, collegati ai beni durevoli e più reattivi ad altre forme di credito come i mutui, hanno mostrato nella prima settimana di marzo che i dati delle tre regioni più colpite hanno fatto girare in negativo l’intero comparto. Marzo sarà quindi la vera cartina di tornasole per una eventuale conferma di questo tipo di trend”.

“È complesso valutare ora perché, se da un lato l’emergenza avrà senz’altro delle conseguenze, dal punto di vista di tassi e offerte la situazione vede tassi ai minimi e offerte vantaggiose, – spiega Roberto Anedda, responsabile marketing di MutuiOnline. – Al momento non tanto l’Euribor che è vincolato ai tassi Bce, ma gli Irs, che hanno maggiore spazio di movimento, soprattutto per quanto riguarda le durate lunghe, 20-30 anni, che riguardano i due terzi dei mutui totali sono a zero. Quindi anche i tassi fissi segnano nuovi minimi con le migliori offerte per un mutuo a tasso fisso che partono da 0,50% sui 20 anni e da 0,70% sui 30 anni, e le banche seguono a ruota”.

Cosa dicono gli ultimi dati disponibili sui mutui?

“Secondo l’ultimo barometro Crif, – risponde Liuti, – da ottobre in poi c’è stato un rimbalzo delle richieste di mutui e surroghe molto forte e febbraio è stato in scia a questa tendenza, anche nelle tre regioni più condizionate fin dall’inizio dall’emergenza coronavirus, che non hanno mostrato segnali di flessione. In linea generale infatti i mutui hanno un comportamento meno reattivo alle circostanze esogene: mentre si può aspettare a cambiare il telefonino, per esempio, l’acquisto di una casa è pianificato con un orizzonte temporale più ampio. Quindi in febbraio non si sono notate reazioni; quando avremo i dati di marzo vedremo se tutto ciò sarà confermato”.

“Per quanto riguarda i livelli di richieste di preventivi on line a gennaio e febbraio, – conferma Anedda, – abbiamo registrato una crescita annua, anche nel momento in cui si è iniziato a percepire l’allarme del coronavirus. Crescita che peraltro si è tutt’altro che fermata anche nelle tre regioni maggiormente colpite, con il Nord Italia in crescita del 4% annuo oltre la media nazionale di richieste di mutui on line”.

Cosa ci si aspetta per i prossimi tempi?

“La prospettiva è di un potenziale rallentamento, – è il parere di Liuti, – perché per quanto possano essere vantaggiosi i tassi e i prezzi immobiliari, se le tre regioni Lombardia Veneto ed Emilia vedranno una frenata potrebbe risentirne tutta l’economia nazionale e di conseguenza anche il resto”.

D’altro canto, secondo Anedda “nel momento in cui si ha limitazione di movimenti si riscopre l’on line, quindi la richiesta di preventivi, non ostacolata dal dover restare a casa, potrebbe comunque proseguire indisturbata. Da un lato perché gran parte della trafila burocratica si può fare da remoto, dall’altro perché la decisione di acquistare casa con un mutuo è qualcosa che avviene a lungo termine quindi chi ha deciso di farlo lo farà comunque anche se magari con tempistiche diverse dovute ad esempio ad una maggiore prudenza che si può percepire necessaria nel momento in cui non si sa quale possa essere l’evoluzione della situazione sanitaria. Si potrà registrare quindi non tanto uno stop quanto una pausa nella decisione di acquisto”.

Quali saranno i fattori di un eventuale stand by nella domanda di mutui?

“Il problema – secondo Liuti, – ora non è, come nella crisi del 2008, un problema di liquidità, ma di mancanza di occasioni per impiegarla. Ovvio, in alcune regioni ci potrebbero essere movimenti in controtendenza con discrepanze tra domanda di mutui ed erogazione nel caso le banche dovessero decidere di adottare comportamenti più prudenti, anche se ci attendiamo al massimo solo minime correzioni negli spread bancari, al netto di evoluzioni impreviste. Comunque gli analisti già prevedevano tassi molto contenuti per il 2020, a maggior ragione nel momento presente e in presenza di eventuali nuove misure di stimolo”.

“Molto dipenderà anche dalle scelte economiche delle istituzioni quando ci sarà bisogno di sostenere i settori che sono stati colpiti da questa situazione”, aggiunge Anedda.

Quale impatto del coronavirus possiamo aspettarci per il mercato immobiliare?

“Probabilmente in alcune aree ci sarà maggiore prudenza nei prossimi tempi dato che non si sa quanto si potrà protrarre la situazione presente, – risponde Liuti. – In presenza di choc così imprevedibili è difficile capire come possa cambiare il sentiment delle famiglie, anche perché magari nelle diverse zone la situazione può essere percepita diversamente. Ragionevole aspettarsi uno stand by delle richieste di mutuo nelle regioni più colpite, dove per richiesta intendiamo l’avvio vero e proprio delle istruttorie. È chiaro che se fisicamente non ci si può recare nell’ufficio del notaio per stipulare un contratto è anche ragionevole aspettarsi che si debba attendere che l’emergenza passi per poter tornare a farlo”.

“La disponibilità di immobili sul mercato resta invariata anche durante l’emergenza, – nota Anedda, – e paradossalmente potrebbe fare da rete contro un eccessivo ribasso dei prezzi immobiliari dal momento che l’abbondanza di offerta aveva già determinato il corrispondente livello di valori di mercato. Non ci aspettiamo quindi significative variazioni, a meno che non ci fossero tensioni precedenti sui prezzi dovute ad altre circostanze che già caratterizzavano i diversi mercati nelle diverse regioni anche prima della diffusione del virus”.

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